Cannabis basi di coltivazione
Cannabis basi di coltivazione

Bisogna cercare di fornire alle piante le condizioni ideali per il loro sviluppo, modificando dove necessario, e per quanto possibile, le caratteristiche ambientali.

Vediamo come:

gli “elementi di crescita” della cannabis sono: luce, aria, acqua, terreno e nutrimenti, temperatura (dell’aria e del terreno), tempo concesso alla pianta per svilupparsi. Dovremo fare in modo che le nostre piante ricevano il massimo di ognuno di questi elementi.

Luce:

  • scegliete un luogo soleggiato (in mezzo ad un bosco è difficile ci sia abbastanza luce), le piante dovranno poter ricevere almeno 5-6 ore di luce solare diretta – quante più saranno, tanto meglio. L’ideale sarebbe scegliere il posto l’estate prima, potendo farsi un’idea della quantità di vegetazione presente al massimo della crescita. La quantità di insolazione cambia con il variare della pendenza del terreno e con la sua esposizione: i versanti rivolti verso Sud saranno i migliori, seguiti da quelli ad Est e poi quelli ad Ovest; i versanti rivolti a Nord saranno quelli con i terreni più freddi, ma a volte possono essere preferibili per motivi di sicurezza o di minore necessità di irrigazione. Anche la capacità di riflessione dell’ambiente circostante è causa di minore o maggiore luminosità (rocce chiare vicino alle piante possono aumentare la luce sfruttabile – le rocce hanno anche la capacità di immagazzinare il calore di giorno e di rilasciarlo di notte). Attenzione che di notte il buio deve essere totale: la massima fonte di luce deve essere la luna. Piante che ricevono luce di notte (ad es. vicino a strade, o in prossimità di fonti di luce, o anche solo vicino alle città) avranno dei grossi problemi in fioritura, ritardandola, formando infiorescenze piccole, formando fiori ermafroditi e, al limite, non fiorendo.

Aria:

  • in esterni non dobbiamo preoccuparci del ricambio dell’aria, ma è importante sapere che in zone ventose l’evapotraspirazione sarà molto maggiore che in luoghi senza vento, che l’aria stagnante favorisce la crescita di funghi e muffe che difficilmente potranno svilupparsi in presenza di correnti, che la qualità dell’aria è tanto importante per le persone che per le piante. La canapa è particolarmente sensibile ad emissioni di gas solforosi e fluoridrici.

Acqua:

  • più le piante crescono, più acqua consumano. Una pianta grande adulta, d’estate può arrivare a traspirare anche più di venti litri d’acqua al giorno! La maggior parte di quest’acqua è estratta dal terreno tramite le radici, ma sarà necessario fornire acqua di irrigazione più volte lungo la vita delle piante, soprattutto dopo eventuali trapianti e nei periodi di maggior siccità. Una pianta piccola avrà bisogno di molta meno acqua. La quantità necessaria a ciascuna pianta dipende, oltre che dalla taglia, dalla temperatura dell’aria, dalla sua umidità relativa, dalla presenza o meno di vento, dal tipo di terreno. Insieme all’acqua di irrigazione i “coltivatori di guerrilla” spesso aggiungono fertilizzanti specifici per la particolare fase di crescita in cui si trovano le piante. La qualità dell’acqua è importante: nelle zone costiere potrebbe contenere troppo sodio e creare un eccesso di sali tossici nei tessuti delle piante, soprattutto di quelle coltivate in vaso. Per rimediare a questo inconveniente, aggiungere fosfato ammonico all’acqua: quest’ultimo si lega al sodio e precipita. In altre zone potrebbe avere un Ph troppo alto o troppo basso, rendendo impossibile l’assimilazione di numerosi nutrimenti. Per la vostra salute, non usate mai acqua proveniente da scarichi industriali o da fognature.

Terreno:

  • il terreno ideale perché le nostre piante possano svilupparsi al meglio deve avere una buona capacità di ritenzione di aria e di acqua, essere ricco di nutrimenti assimilabili, di materia organica e di flora batterica in grado di decomporla. Deve essere sciolto e non compatto perchè le radici possano spingersi in profondità. La quantità di terreno utilizzabile dalle radici sarà direttamente proporzionale alla taglia della pianta: tanto più terreno di buona qualità potremo fornire alle piante, tanto meglio. Per motivi di sicurezza, non sarà possibile smuovere grosse quantità di terreno, ma sarà meglio limitarsi a creare “micropiantagioni” di 1mx1mx1m, rimuovendo la terra in profondità (un metro sembra tantissimo, ma se le radici arrivano rapidamente a questa profondità, ci saranno molti meno problemi di siccità ed il raccolto potrà essere incredibilmente abbondante). Pochi terreni hanno una composizione ed una struttura ideali: il modo tradizionale per migliorarli è aggiungere materia organica in decomposizione avanzata (letame, humus, torba, terriccio), che oltre a migliorare la struttura, permettendo a più aria di penetrare sottoterra e trattenendo più acqua, apportano anche numerosi nutrimenti e tutta una serie di batteri ed enzimi che manterranno il terreno “vivo” e fertile per numerosi anni. Se il terreno è eccessivamente sassoso, composto di argilla troppo fine (terre bianche) o troppo sabbioso, converrà, una volta fatto un buco della misura accennata prima, riempirlo di terriccio di buona qualità, creando un grosso “vaso” dentro al terreno. Si possono aggiungere diversi ammendanti che migliorano la ritenzione dell’acqua e dell’aria: un’idea interessante mi sembrava quella dei polimeri che trattengono l’acqua e poi la rilasciano lentamente alle radici, ma chi li ha provati dice che creano una massa gelatinosa con il terreno, impedendo così all’aria di ossigenare le radici. Una buona pacciamatura (di almeno 4-5 cm.) di foglie, erbacce estirpate e altro materiale vegetale su tutta l’area smossa eviterà l’evaporazione dell’acqua, manterrà il terreno soffice, eviterà il formarsi di una crosta superficiale e poco per volta si trasformerà in terriccio di ottima qualità.
    Perché il terreno rimanga vivo e sano, sono da preferire i fertilizzanti organici, limitandosi a apporti di concimi minerali negli eventuali momenti di bisogno. Sconsiglio la fertilizzazione fogliare, se non in caso di necessità (se il Ph del terreno è fuori dai limiti: <5 – >7,5).

La temperatura dell’aria ideale sarà fra i 20 ed i 30 gradi, potendosi anche abbassare notevolmente di notte. La canapa potrà germinare con temperature superiori ai 10 gradi, resistere ad eventuali gelate mattutine e sopportare i primi geli invernali, ma se la resina si congela, si staccherà dalla pianta al primo alito di vento o al primo scossone. Un terreno più caldo in primavera ed in autunno sarà di grande aiuto per una fioritura strepitosa (se scuro, si scalda più rapidamente), ma d’estate calori eccessivi potranno uccidere le radici più sottili e bloccare la crescita, fatto osservabile spesso nelle piante in vaso e al sole. Usate, in questo caso, un vaso più grande, di colore chiaro, in cui riporrete il vaso con la pianta. In questo modo la terra all’interno non si scalderà troppo.

Mia nonna irrigava sempre le sue piante con acqua tiepida, o a temperatura ambiente: irrigare con acqua più fredda del terreno blocca le piante, fino a provocare gravi shock termici (non bagnate mai con acqua fredda nelle ore più calde)

Il tempo impiegato dalle piante a svilupparsi, dalla semina alla raccolta, potrà andare dai 2,5 – 3 agli 11 mesi, a seconda della varietà, del luogo di coltivazione e delle scelte del coltivatore. Si potrà cominciare la semina (preferibilmente in coltura protetta) dalla fine di febbraio, fino a luglio (nell’emisfero Nord): prima si pianta e più le piante potranno diventare grandi. Se si vogliono piante di taglia ridotta è allora meglio piantare tardi, lasciando loro poco tempo per crescere prima di entrare in fioritura, che dipenderà, dopo circa 40-50 giorni, soprattutto dalle ore di oscurità. Se le giornate sono abbastanza lunghe, le piante continueranno a crescere, se no (a seconda della varietà) entreranno in fioritura.

Non abbiate fretta di raccogliere, se le condizioni lo permettono, aspettate fino al momento di massimo sviluppo: se le piante saranno inseminate, i semi dovranno essere maturi; se “sinsemilla”, i calici e le brattee che avrebbero dovuto contenere il seme ad un certo punto si gonfieranno, come se il seme fosse dentro, cadranno i pistilli, e la resina potrà ricoprire una superficie decisamente maggiore.

Franco Caslaone

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