Cannabis Coltivatori Repressi
Cannabis Coltivatori Repressi

Chi sono questi pazzi che, per crescere anche una sola delle piante da loro amate, sfidano pene severissime (dai 6 ai 20 anni), rischiano di essere additati come criminali, di perdere il lavoro e la stima dei “benpensanti” (ma malinformati)? Perché, nonostante questi pericoli, reali, i coltivatori di cannabis continuano a moltiplicarsi sempre di più (ho sentito parlare di più di un milione di coltivatori in Italia…)?

In alcuni articoli che ho tradotto poco tempo fa si parla della cannabis come dell’albero della conoscenza del bene e del male che si trovava nel paradiso terrestre e che Adamo ed Eva ebbero l’ardire di assaggiare. Credo che tutti i coltivatori di cannabis abbiano assaggiato i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male, ed abbiano compreso quello che per loro è bene e quello che è male. Ed abbiano compreso che il bene (che per loro si traduce anche nell’accudire una pianta con la quale si sentono in simbiosi) è necessario, nonostante il male (in questo caso il proibizionismo) sia sempre in agguato, pronto a trasformare quello che avrebbe potuto essere gioia (un buon raccolto…) in disgrazia, pena e dolore.

Purtroppo questo dolore non è solo provocato ai coltivatori, ma viene esteso anche, vigliaccamente, alle loro famiglie, che vedono un loro caro bistrattato, umiliato, offeso e leso nei diritti fondamentali (quando non violentato o addirittura ucciso) da uno Stato gretto e ipocrita. Famigliari dei coltivatori: i vostri cari sono partigiani che lottano, con le loro azioni, per i diritti di tutti. E quando sono colpiti da una macchina repressiva che agisce in nome della menzogna diventano martiri di una libertà negata.

A tutti i coltivatori va il mio augurio di non essere più considerati criminali. Di poter finalmente svolgere il proprio lavoro e la propria passione in pace, senza dover temere rappresaglie. Di poter accudire con tutto l’amore possibile le proprie piante, senza paure. Di riuscire a gioire del proprio raccolto, senza doversi nascondere. Un sogno, che negli ultimi 40 anni a volte è sembrato più vicino, altre più lontano. Non facciamoci troppe illusioni: siamo in un momento difficile, in cui è impossibile poter avere un’informazione ufficiale corretta e libera da pregiudizi.

Nonostante l’isteria di una classe politica composta da individui con il sistema endocannabinoide malfunzionante, una buona parte della magistratura è evidentemente stufa che vengano occupati la maggior parte del lavoro nelle aule di giustizia, la maggior parte dell’impegno delle “forze dell’ordine”, la maggior parte delle risorse contro il “crimine” contro persone e comportamenti che di criminale non hanno nulla. Ben sanno che così si crea soltanto risentimento e sfiducia contro chi dovrebbe invece “difendere il cittadino”. Dal 1894 (Indian Hemp Drug Commission) in poi, tutte le commissioni governative incaricate di far luce sul fenomeno “cannabis” hanno ribadito che il danno reale rispetto a questa sostanza viene soltanto dalla sua proibizione e dalla conseguente criminalizzazione dei suoi estimatori.

È compito di tutti gli estimatori della cannabis, di tutti i coltivatori e di tutti coloro che stimano la verità e la libertà di scelta dell’essere umano diffondere la verità su questa sostanza. Cerchiamo, con l’arma dell’informazione a livello di dialogo fra individui, l’unica possibile rimastaci oltre a pochissime voci indipendenti dal “regime”, di far conoscere per quanto più possibile I dati ed I fatti reali su questa pianta. Dimostriamo, guadagnandoci con il nostro modo di vivere la stima delle persone, che non siamo delinquenti, che la nostra passione non ci rende deficienti, né violenti, né negativi in alcun modo. Anzi.

Cerchiamo consenso, moltiplichiamo la conoscenza, rendiamo ridicolo tutto questo apparato proibizionista che per ora è solo mostruoso e crudele.

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