Cannabis: Guerrilla
Cannabis: Guerrilla

Guerrilla è il nome dato al tipo di coltivazione della cannabis nei luoghi dove questa attività è perseguitata. E “coltivatori di guerrilla” sono coloro che rischiano la loro incolumità personale per poter permettere ad un vegetale di vivere e riprodursi. Questo vegetale li ricompenserà in seguito. Una forma di simbiosi.

Con il termine “piante di guerrilla” si intendono piante coltivate all’aperto, in pieno sole e quasi sempre in piena terra.

Non è più “di moda”, fra le nuove generazioni di coltivatori, percorrere sentieri impervi con sacchi di concime e con taniche d’acqua, sporcarsi le mani con il letame e la terra, passare in mezzo a rovi e arbusti. La coltivazione in interni ha risolto anche molti problemi di sicurezza, ma i migliori raccolti, in qualità e in quantità, si sono sempre fatti al sole. Una pianta in piena terra può crescere per mesi, diventare alta e larga diversi metri, e produrre diverse centinaia di grammi di infiorescenze secche e pulite.

I “coltivatori di guerrilla” hanno sviluppato tecniche ingegnose, come il far fiorire le piante fuori stagione (dando loro 12 ore di oscurità continua per notte, anche in estate, coprendole e scoprendole), modificando i parametri di crescita dell’ambiente, o sviluppando varietà particolari.

La novità più interessante è stata l’apparizione di varietà “autofiorenti”: piante che per fiorire non hanno più bisogno di una notte “lunga”, ma che, dopo pochi giorni di crescita, iniziano comunque la fioritura, indipendentemente dalle ore di luce. Queste varietà sono incroci con la “ruderalis”, una canapa che nasce e cresce selvatica nell’Europa del Nord e nelle steppe della Russia e delle repubbliche dell’ex Unione Sovietica, adattata ad una cortissima stagione di possibile crescita. Il carattere di autofioritura è stato fissato, e queste nuove varietà rimangono nane e maturano in 2-3 mesi dalla posa del seme, indipendentemente dalle ore di luce presenti (praticamente si possono seminare da febbraio a settembre, e raccogliere 2-3 mesi dopo la semina). L’unico neo è che le rese sono molto basse.

Un’altra novità sono i semi “femminizzati”, che garantiscono solo piante femmine. A parte la qualità “standardizzata” di questi nuovi arrivi, con questo sistema i coltivatori dipendono interamente dal mercato, il patrimonio genetico delle piante si va riducendo e scompaiono le varietà locali.

Per ogni microclima bisognerebbe poter creare varietà perfettamente adattate alle particolarità del luogo, quelle che potrebbero dare la migliore qualità, le migliori rese ed essere resistenti ai patogeni ed alle avversità presenti localmente. Ad ogni “coltivatore di guerrilla” la possibilità, la responsabilità e la sfida di creare la varietà migliore per il suo ambiente particolare.

Franco Casalone

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