La genetica della Cannabis
La genetica della Cannabis

So che questo articolo susciterà discussioni e polemiche… la discussione è sempre un momento di confronto e di crescita, speriamo sia utile.

La cannabis è una pianta molto singolare, unica nella sua famiglia, una fra le pochissime annuali che si dividono in individui maschi e femmine, in grado di sopravvivere e riprodursi in tutti i climi, in grado di esprimere, per ogni particolare microclima, la miglior espressione genetica riguardo alle condizioni pedoclimatiche locali.

Ogni esemplare di pianta femmina è felice di essere resa fertile e produrre semi grazie al polline di numerosi maschi, diversi ognuno nella loro individualità, ed in grado di apportare materiale genetico diverso, che, mischiato ai geni della pianta femmina, darà differenti espressioni alla nuova generazione, alcune vincenti per il particolare microclima in cui si troveranno, che saranno poi quelle in grado di riprodursi al meglio.

Per secoli la cannabis è stata selezionata (per la fibra, i semi o la resina) scegliendo solo piante femmine, una selezione dei maschi in pieno campo è quasi impossibile, se non per caratteri come il portamento o la lunghezza del periodo di maturazione. Le femmine selezionate erano probabilmente state impollinate da decine di maschi diversi, e comunque con gli anni si sono stabilizzate varietà perfettamente stabili e rispondenti alle scelte dei caratteri cercati.

Comprendo che per un commercio di varietà la richiesta sia di semi che producano individui sempre simili fra loro, anche nelle generazioni a venire, ma in natura c’è sempre una differenziazione.

Ogni anno le condizioni climatiche sono diverse, e solo una pianta con un patrimonio genetico in grado di dare i più diversi caratteri riuscirà ad avere un buon sviluppo e a riprodursi con successo.

Negli anni ho visto che semi di piante abituate a vivere in ambienti con condizioni pedoclimatice differenti da quelle in cui sarebbero cresciute le nuove generazioni producevano individui con un sacco di problemi, ma dopo pochi anni di adattamento e selezione riuscivano ad essere resistenti ai patogeni ed in buona salute, con caratteri espressi che la rendevano molto simili alle piante autoctone.

La produzione di talee, partendo da queste considerazioni, porterà un’unificazione genetica che sarà utile in caso di produzione commerciale, ma che non darà nessuna possibilità di miglioramento e adattamento.

Lo stesso nel caso di piante femminizzate, che non potranno essere usate per una produzione di semi, perché nate da una pianta sana ed una che è stata fatta stare tanto male da arrivare a cambiare sesso, quindi con il patrimonio genetico rovinato, ed è possibile che i geni apportati siano cambiati nelle loro espressioni…

La selezione di piante da parte degli esseri umani parte dalle nostre esigenze, ma queste non sono sempre compatibili con l’ambiente e con le necessità delle piante… in natura si trovano individui diversissimi, la cannabis ha un patrimonio genetico enorme. Ci sono piante adattatesi a crescere in ogni clima, ad ogni altitudine, addirittura in ambienti artificiali. Su ogni terreno, in ogni tipo di contenitore, senza terreno (idroponica, aeroponica), al sole, all’ombra, in casa, sul balcone, in giardino, in pieno campo, nella foresta, sulla montagna, sulle coste, lungo le strade, in mezzo ai ruderi, nelle serre, nelle cantine, in campi soleggiati ingrassati da letame di animali vissuti nei pascoli, in mezzo a mucchi di letame, sulla sabbia, in mezzo alle pietre, al caldo, al freddo, con giorni lunghi e poi corti, all’equatore, in Siberia… vogliono tutte vivere e potersi riprodurre. Vogliono accompagnarci ed esserci amiche… vogliono aiutarci (e dopo che Ariman portò nel mondo il male, le lacrime, il dolore, la sofferenza, la pena, Haura Mazda diede agli uomini la benefica canapa, perché li aiutasse a lenire le sofferenze… Zend Avesta.)

Franco Casalone

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