L’attesa della qualità migliore
L’attesa della qualità migliore

Sappiate aspettare per la qualità. I frutti, le verdure, il charas migliori sono quelli raccolti più tardivi, e non le primizie… Capisco che di fronte a delle magnifiche infiorescenze si possa essere impazienti di assaggiarle, capisco che tempi più lunghi vogliono dire costi e rischi più alti (rischi che le piante possano essere trovate, rischi di infestazioni di parassiti o/e muffe, costi di elettricità, di prodotti per le piante, maggior lavoro e maggior tempo impegnati…). Nonostante si ricerchino varietà che maturino il più rapidamente possibile, la qualità si ha sapendo aspettare.

Visto che molto raramente si riescono a creare le condizioni ideali per ogni singolo strain (ma piuttosto, al meglio delle condizioni, uno standard basato su parametri ideali ma generici, che non rispetta mai le singole esigenze), dando tempi più lunghi nelle varie fasi vegetative si favorisce la formazione di diversi terpeni, i cannabinoidi riescono ad arrivare in forme più stabili, la pianta ha la maturità necessaria a sviluppare e maturare infiorescenze sane e rigogliose. Il scegliere strain sempre più veloci ha portato ad un appiattimento dei gusti e degli effetti. …aspettare anche solo 15 giorni in più può portare ad avere raccolti quantitativamente superiori fino al 50%.

In quanto a qualità, è questione di preferenze di effetto. Io preferisco mangiare un frutto ben maturo, non passato o marcio, ma sicuramente più zuccherino dello stesso 15 giorni prima…

Le infestazioni da insetti e da muffe possono essere un grosso problema in periodo di fioritura. Non si può usare nessun prodotto, se no si comprometterebbe il gusto delle infiorescenze. E nemmeno si può aspettare che il raccolto venga distrutto. Togliere gli insetti a mano, per quanto possibile. Colpirli con un getto d’acqua fredda. Passare una spugnetta imbevuta d’acqua e alcol (10%) sulla superficie inferiore delle foglie, mantenere pulitissima l’area di coltivazione… e se non basta, infilare le piante in un sacco di plastica e riempire il sacco di anidride carbonica (una bomboletta per la birra alla spina o per gasare l’acqua possono funzionare bene). Lasciare le piante nel sacco per un paio d’ore, non di più se no la pianta potrebbe morire. Tutti gli insetti saranno morti asfissiati…

Per le muffe, l’unica arma efficace è la prevenzione: ambienti puliti, ventilati, con poca umidità (se indoor max 50%) e tanta luce, nessun ristagno d’acqua ed un terreno vivo e ricco di batteri benefici saranno le barriere contro un’infestazione subdola e pericolosa. Appena notate una fogliolina secca tra le infiorescenze, controllatela alla base: probabilmente lì si sta sviluppando un focolaio di botrite (muffa grigia, pericolosissima, può distruggere un intero raccolto in pochi giorni). Tagliate immediatamente almeno una decina di centimetri sotto la parte lesa, e fate seccare la cima ammuffita lontano dalle altre piante. Disinfettate immediatamente dopo gli attrezzi usati per non propagare l’infestazione.

In caso di coltivazione indoor un modo per prevenire e bloccare qualunque attacco di patogeni è installare un ozonizzatore: un’apparecchiatura che produce ozono (O3). Attenzione a non confondervi con uno ionizzatore, apparecchio produttore di ioni negativi, utilissimo per prevenire odori forti e infestazioni leggere e mantenere un ambiente d’aria sana e pulita intorno alle piante, ma molto meno efficace di un ozonizzatore. Alte concentrazioni di ozono sono pericolose per la salute, bisogna trattare l’ambiente, lasciare agire l’ozono per un paio d’ore e ventilarlo bene prima di entrarci nuovamente…

Quando raccoglierete le infiorescenze mature, il modo migliore di preservare la resina è quello di appenderle a testa in giù, in un ambiente ombreggiato e ventilato, lasciando attaccate le foglie (anche se tutti consigliano di togliere le foglie prima, è solo per comodità e rapidità di pulizia in seguito). Se lasciata, la foglia proteggerà l’infiorescenza da polvere e abrasioni accidentali e l’acqua contenuta nelle piante tenderà ad uscire attraverso gli stomi delle foglie piuttosto che dalle infiorescenze, processo più lungo, che alla fine permette il formarsi di migliori aromi. Ricordo che la clorofilla contenuta nelle piante (non che la clorofilla faccia male, ma il suo gusto da fumata non è tanto piacevole…) degrada in un tempo minimo di 3 settimane. Dalla raccolta, aspettate almeno questo periodo prima di degustare le vostre meraviglie.

… fatevi del bene…

Franco Casalone

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