Perchè le sostanze vengono vietate?
Perchè le sostanze vengono vietate?

I cosiddetti “allucinogeni” (LSD, DMT, THC, PCP, Psilocibina, Mescalina, Salvinorina, ma stranamente non gli alcaloidi veramente pericolosi delle solanacee) sono oggi vietati con accanimento e veemenza perché scardinano un modo di pensare fisso, aprono la mente ad accettare altre possibilità e risvegliano quindi lo spirito critico e la capacità di discernimento dell’individuo, che in questo caso si afferma come artefice della propria coscienza e non come recettore passivo di contenuti che fanno comodo al regime dominante per il mantenimento di uno stato di cose stabilito, dove si manovrano abilmente passioni, pulsioni, desideri, aspirazioni… tutto il modo di vedere la vita.

Nel 1912, alla prima “conferenza internazionale contro le droghe”, si intendevano come tali soltanto gli oppiacei e la cocaina. Poi sono state inserite anche le sostanze che possono modificare profondamente (ampliare) la coscienza. Sono le stesse sostanze, gli stessi riti, le stesse idee e visioni della vita che si è cercato di vietare fin dai tempi dell’editto di Costantino (313 d.C.) e che ai tempi dell’inquisizione sono diventati “opera del diavolo”.

Nella religione monoteista del “dio della guerra” e nelle due follie fondamentaliste da questa derivate, è dai tempi di Adamo ed Eva che all’uomo è vietato avvicinarsi all’albero della conoscenza. E da allora l’uomo se ne infischia del divieto e delle sue conseguenze, perché è nella sua natura il voler conoscere.

Per l’uomo che si è sollevato dalla condizione di “bruto” (nell’articolo “il giardino proibito” sono i nati due volte) la CONOSCENZA è un bisogno, come è quello di respirare. E la conoscenza si attua modificando la propria condizione mentale, identificandosi con l’oggetto della conoscenza,

Le sostanze che oggi chiamiamo “allucinogeni” (o, meglio, “enteogeni”) sono state usate, e lo sono tuttora, per comprendere che non esiste soltanto quello che possiamo percepire comunemente tramite i sensi. In passato le religioni dell’estasi hanno avuto un ruolo importante nello sviluppo del pensiero, nella creazione della società e nella “civiltà” umana. Ma le classi di potere nella società organizzata sullo sfruttamento dell’uomo e dell’intero ambiente hanno presto realizzato che i riti Misterici, quelli Dionisiaci, quelli Shivaiti, quelli Mitriaci, quelli iniziatici in genere, quelli “esoterici” (nascosti perché perseguitati, in altre religioni facenti parte del quotidiano) sono pericolosi per il mantenimento dei loro privilegi.

Se alla coscienza umana si dischiude la conoscenza di altre possibilità di esistenza, di diversi valori, di un superiore grado di rispetto della vita, di risposta a domande tramite un’esperienza, allora le leggi costruite dall’uomo non hanno più alcun valore, le minacce di punizioni terribili spaventano molto meno e diventa più facile smascherare le bugie e le falsità della casta dominante.

E questo spaventa chi vuole a tutti i costi rimanere in una posizione di comando (anche mantenendo l’umanità in uno stato di arretratezza, anche distruggendo le coscienze di chi “si accorge”).

E da qui la proibizione (o la regolamentazione controllata) di tutti i comportamenti che in qualche modo possono favorire un risveglio critico nei confronti del potere organizzato.

Gli enteogeni non devono essere utilizzati per “sballare”, per offuscare la coscienza. Al contrario, il loro utilizzo positivo deve essere mirato ad una esperienza interiore che altrimenti sarebbe difficile da realizzare (vedi “la quarta via” di Gurdejeff), e che può cambiare la vita, può mutare il modo di valutazione, può togliere la paura della morte, vedere i problemi di tutti i giorni in una prospettiva diversa…

Le “acque corrosive” della tradizione ermetico –alchemica hanno lo scopo di disciogliere la compagine di pensieri, modi di essere e atteggiamenti costituita, e di dare quindi la possibilità di ricostruire, in presenza di una scuola iniziatica di pensiero, una coscienza nuova, liberata dalle catene del plagio, dei condizionamenti e dell’imitazione incosciente, in cui si afferma la centralità dell’individuo e la sua piena responsabilità di fronte al mondo.

Purtroppo, i modi di pensiero costruitisi ad opera del potere dominante sono difficili da sradicare, e le persone non si rendono conto che spesso credono di essere liberi nel pensiero mentre ne sono manipolati in modo subdolo e sottile. Si è creato questo modo di pensare: “ io sono intelligente, e riesco bene a capire le cose, riesco bene a capire cosa è buono e cosa è cattivo per me. Gli altri, spesso non riescono a capire cosa è bene e cosa è male. Quindi, le sostanze che uso io sono bene, o non poi così male, mentre quello che io non uso è male, da condannare e vietare, perché gli altri, che non sono coscienti, non lo usino”…

Questo modo di pensare è alla base del pensiero proibizionista, e la cosa più aberrante è che anche chi si reputa “di libere vedute” spesso, credendo di pensare liberamente e con coscienza, afferma e segue questo pensiero. Ed è per questo che la proibizione o la “imposizione dell’uso” (come nel caso ad es. dello zucchero raffinato o del tabacco) di qualunque sostanza, ha sempre avuto vita facile.

Questo modo di pensare fa vedere il “diverso da me” come un possibile nemico, perché: “se non si comporta esattamente come me, può comportarsi “male” ed essere quindi per me pericoloso: da eliminare”. Il fare discriminazioni porta, spesso in modo incosciente, a realizzare tale ragionamento e a lasciarsene condizionare nelle scelte e nei comportamenti quotidiani.

Rendiamoci conto che ogni essere individuale ha il diritto inalienabile di libere scelte, che soltanto l’individuo singolo può dire cosa per lui è bene o è male, e che ciò che per me è veleno, per un altro può essere farmaco. La mia libertà finisce dove vado ad intaccare la libertà di un altro, ma per ME nessuno ha diritto a decidere cosa è bene e cosa è male. Ed io ho il diritto di essere diverso.

Ricordiamoci che la proibizione crea l’abuso e la curiosità intorno alla cosa proibita, che la non disponibilità legale di una sostanza porta a comportamenti “illegali” e, nel caso di sostanze che danno dipendenza, a volte irresponsabili e negativi.

Ricordiamoci che per qualunque sostanza la cosa importante è un’informazione corretta e veritiera sui suoi effetti sul corpo e sulla psiche, senza moralismi, senza isterismi e senza interessi di parte.

Franco Casalone

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