Antiche e moderne connessioni tra scienza e sostanze “stupefacenti”
Antiche e moderne connessioni tra scienza e sostanze “stupefacenti”

Possono le sostanze psicotrope essere considerate la nuova frontiera della salute mentale? Forse si. Le tracce archeologiche sull’utilizzo terapeutico, religioso e rituale delle sostanze come la foglia di coca e la psilocibina, contenuta nei funghi psilocybe, in centro e sud America, sono millenarie e ci riportano a una realtà che la conquista spagnola prima, e le politiche proibizioniste poi, hanno alterato a tal punto da distorcere la visione pubblica della questione e lanciare una vera e propria “guerra alla droga”.
Pionieri come Richard Evans Schultes, etnobotanico presso l’Università di Harvard e ricercatore delle piante e delle tradizioni amazzoniche e Albert Hoffman, scopritore 75 anni fa dell’acido lisergico, l’LSD, hanno sancito l’inizio di una ricerca nel settore terapeutico delle sostanze psicoattive in medicina e in psicoterapia. Ricerche promettenti son state interrotte da anni di proibizionismo imposti come misura di controllo di fenomeni sociali e culturali di avanguardie, come il movimento hippy, della produzione artistica e filosofica della controcultura degli anni Sessanta e Settanta.

Negli ultimi dieci anni, la ricerca è ricominciata all’interno di prestigiose università statunitensi ed europee che sono tornate a studiare i potenziali effetti benefici di tali sostanze lanciando trial clinici.

Risultati positivi sono stati pubblicati relativamente al trattamento dell’ansia di pazienti oncologici con l’utilizzo della psilocibina ottenuti dalla New York University, altrettanto positivo è stato l’utilizzo di una psicoterapia assistita con MDMA (comunemente conosciuto come ecstasy) per il trattamento del disturbo da stress post-traumatico o delle dipendenze. Nel Regno Unito e nella Repubblica ceca la Ketamina viene sperimentata per assistere le persone depresse. Inoltre sono in corso anche sperimentazioni sull’utilizzo del microdosing la cui assunzione, da parte di ingegneri, scrittori – e informatici della Silicon Valley -, ha riaperto il dibattito sull’uso non terapeutico delle sostanze ma ma volto ad aprire quegli spazi della mente che Huxley ha definito nel suo famoso saggio come “Le porte della percezione”.

E in Italia?
Un posto particolare nella ricerca italiana lo occupa Emilio Servadio (1904 – 1995), probabilmente uno dei più geniali e anticonformisti Psicoanalisti della “seconda generazione”; si dichiarò sempre attratto dalle modificazioni della coscienza ordinaria, prodotte dal sogno, dall’ipnosi, dalla trance, dalle pratiche yogiche o dall’assunzione di LSD. In questo vasto interesse per gli stati di coscienza, non poteva mancare l’incontro e la sperimentazione con le sostanze psicoattive, Servadio si dirà anzi convinto, con Freud, che la psicoanalisi sarà in futuro soppiantata dai progressi delle neuroscienze e della psicofarmacologia.

Servadio utilizzò la psilocibina e l’LSD sia per un ciclo di sperimentazioni personali, sia nell’ambito della ricerca parapsicologica che all’interno del setting analitico. Tra le esperienze personali, vanno annoverate quelle effettuate con i registi Gillo Pontecorvo e Federico Fellini per verificare la correlazione fra allucinogeni e processi creativi. Fu lo stesso Servadio, in varie occasioni, a rivelare che in concomitanza a queste esperienze Pontecorvo realizzò La battaglia di Algeri e Fellini Giulietta degli spiriti.

Infine Italo Sanguineti, psicoanalista e neurologo, primario emerito del San Gerardo di Monza, fu tra i primi ricercatori ad occuparsi di psichedelici come farmaci diagnostici, in particolare della mescalina.

Oggi sembra decisamente superato l’approccio rigidamente organicistico che tendeva a definire le sostanze psichedeliche come una “psicosi modello”, nel senso che imiterebbero gli stati psicotici. È ormai evidente che l’LSD e le altre sostanze psicoattive producono stati di coscienza con specifiche caratteristiche, chiaramente e nettamente distinguibili da quelli tipici degli stati psicotici, però, soprattutto negli ultimi anni, molti studiosi hanno finito con lo scivolare nell’errore opposto, quello cioè di allontanarsi da un approccio rigorosamente scientifico per approdare a quella che ironicamente chiamo “mistica degli psichedelici”, attribuendo ad essi “proprietà” che non hanno mai avuto e che mai avranno, quasi fossero entità metafisiche dotate di esistenza loro propria.

Occorre quindi liberare anche questo settore da proibizioni anti-scientifiche, limitazioni immotivate o divieti arbitrari e far parlare le evidenze scientifiche. In Italia abbiamo tutte le competenze per recuperare il tempo perduto, se il governo o le istituzioni non lo ritengono prioritario, potrebbe esser sufficiente non ostacolare la ricerca con ostacoli legislativi, politici o burocratici. La scienza può essere un potente alleato della società, occorre però che possa produrre e che i suoi frutti verificati possano esser goduti da tutti.

Tania Re
CERFIT, AOU Careggi, Firenze

Nicola Bragazzi
Università degli Studi di Genova

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