Lettera aperta ai medici, ricerchiamo collaboratori
Lettera aperta ai medici, ricerchiamo collaboratori

Caro collega,

con questa lettera ti sto chiedendo un aiuto per costituire una concreta possibilità di salute usufruibile da tutti, a gennaio 2018, insieme ad alcuni pazienti che credono nel progetto, abbiamo fondato TARA, un’associazione di promozione sociale che vuole mettere al centro della professione medica il sentimento della Compassione.

Dagli anni 90 circa, la scienza medica si è arricchita di un nuovo tassello fino a prima del tutto sconosciuto. Il sistema endocannabinoide. Questo ampissimo sistema fisiologico, ad oggi, non è ancora trattato nella formazione culturale del medico chirurgo.

La scoperta di questo sistema, però, è stata solo l’inizio, in quanto, man mano che le “indagini” progrediscono, ci stiamo rendendo conto di come esso sia alla base di numerosissime funzioni del nostro organismo. Analizzare nel dettaglio la singola interazione tra molecola e recettore, come approccio allo studio del sistema endocannabinoide, diventa pertanto riduttivo agli occhi di un medico ricercatore curioso.

Ciò che sta emergendo sempre di più dalle esperienze mondiali in tema “Cannabis e Salute” ci costringe a rivedere la nostra sovranità intellettuale in quanto laureati in medicina e chirurgia. Negli USA, ad esempio, dove i dispensari di Cannabis sono entrati a far parte della realtà quotidiana, i pazienti si riferivano ad essi piuttosto che ai propri medici curanti in quanto ritenuti incapaci di guidarli nella scelta della tipologia di pianta più appropriata alla loro condizione ed ai loro “desideri di benessere”.

Durante la mia vita ho unito una conoscenza pratica di questa pianta (dal punto di vista di paziente) a quella teorica acquisita su fonti ufficiali. La fusione di queste due conoscenze mi ha condotto a comprendere come molte delle paure radicate nei componenti della nostra classe professionale siano semplicemente delle speculazioni mentali derivanti dal processo di criminalizzazione di questa pianta avvenuto solo nella società occidentale e solo negli ultimi 100 anni.

Attraverso TARA stiamo organizzando degli incontri informativi alla quale, fino ad oggi, hanno partecipato circa 150 persone. Molti di essi sono pazienti alla disperata ricerca di un punto di riferimento per poter effettuare questa terapia seguiti da una professionalità medica che possa condurli nella loro ricerca di benessere.

Sto cercando colleghi che possano collaborare al progetto di una seria e oggettiva valutazione clinica di quei pazienti che utilizzano la pianta di Cannabis per raggiungere un più consono stato di salute, intesa come proprio benessere fisico, psichico e sociale.

L’associazione opera su base volontaria. Sono partito da zero e ne sto costruendo la struttura tassello dopo tassello. Sono quindi aperto a qualsiasi accordo collaborativo affinchè il più alto numero di persone possibile possa trovare un piccolo faro all’interno di quella nebbia fitta che è ad oggi metafora coerente per indicare la terapia con la pianta di Cannabis.

Io metterò a totale disposizione gratuita la mia conoscenza in questa materia affinchè il percorso che si delineerà possa rientrare nei canoni della scientificità e della pubblicabilità dei risultati. Ogni medico dovrebbe rendersi responsabile del progresso scientifico. Lasciarlo “ai ricercatori” significherebbe delegare ad ignoti la nostra promessa di operare indipendentemente in scienza e coscienza.

Abbiamo scelto una professione che a tratti si dissolve in vocazione. La sofferenza umana non ha colore di pelle o “abitutini sbagliate”. La sofferenza esiste di per se. Primum non nocere, deinde iuvari.

Un caro saluto

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