Come vorrei che fosse la Cannabis Terapeutica
Come vorrei che fosse la Cannabis Terapeutica

Vorrei una pianta sana, vissuta in un posto rispettato dall’uomo, con aria pulita, acqua incontaminata, terra “viva”, sole amico, cresciuta con amore con l’intento di far stare bene…

Vorrei una cannabis con uno spettro di sostanze attive il più completo possibile. Così la sua azione curativa potrà essere più ampia e completa…

Vorrei che fosse manipolata il meno possibile, cresciuta libera e senza troppa pressione di selezione, che possa esprimersi al meglio, e non uno “scherzo” creato per un mercato di allocchi.

Vorrei una cannabis nata da seme, con il patrimonio genetico integro e dove ogni individuo possa avere la sua personalità.

Vorrei piante “regolari”, non femminizzate (dove il patrimonio genetico si dimezza e, nelle femminizzazioni, si intacca il DNA della pianta)…

Vorrei poterne avere a disposizione diverse varietà, con diversi effetti, per diversi momenti della giornata.

Vorrei poterne avere a disposizione abbastanza da garantirmi una continuità terapeutica. Abbastanza da non dover temere di rimanere senza (e dover interrompere la terapia).

Vorrei che non fosse come le canape che (non) ci fanno avere in farmacia: cresciute sotto luci artificiali, irrigate con acqua “morta” (filtrata a osmosi), fertilizzate con concimi di sintesi, cresciute in cubetti di lana di roccia, toccate con mani inguantate dalla plastica, sterilizzate ai raggi gamma, con l’intento di obbedire a disciplinari di produzione fatti da tecnici che la considerano comunque una “droga”(!!!)…

Vorrei che i medici che la devono prescrivere non siano più pieni di pregiudizi dati da formazioni scorrette, in cui è stato loro insegnato che la cannabis è pericolosa…

Vorrei che gli stessi medici fossero disponibili a informarsi, e che siano pronti a imparare dai pazienti, e a credere a loro più che alle macchine…

Vorrei che anche nell’informazione e nelle prescrizioni non ci siano più pregiudizi e paure (è stato dimostrato che nella cura di molte malattie gravi sono necessari quantitativi di gran lunga maggiori di quelli fino ad ora prescritti dai protocolli, e la cannabis si è dimostrata sicura anche a dosi alte). E che non si pensi più che se è stata vietata è perché’ “fa male”…

Vorrei poterne provare diverse qualità, in diverse quantità, seguito dal mio medico, fin quando, insieme, possiamo trovare la migliore per la mia patologia (e magari, per qualcun altro con la stessa patologia servirà una qualità e quantità di cannabis diverse…).

Vorrei non dover essere considerato un “drogato delinquente” se mi rollo una canna in presenza di non-consumatori, e che questi non abbiano pregiudizi nati da menzogne…

Vorrei che crescesse e fosse adattata nella zona dove vivo, perché’ possa aver a che fare con lo stesso ambiente e gli stessi insulti alla vita. E dove, se cresciuta senza aggiungere porcherie, se starà bene sarà perché’ ha qualcosa che la fa resistere a quegli insulti particolari. E potrà trasmettermi quel qualcosa per farmi stare meglio nel mio ambiente (anche se sarebbe meglio che io stesso potessi vivere nell’ambiente incontaminato della prima frase di questo articolo)…

…e vorrei potermela coltivare io stesso, sicuro che il coltivarla fa parte della terapia. O, se non riesco, da qualcuno di mia fiducia, che mi sia amico e che cerchi sinceramente di aiutarmi. Se la coltivo io, farà parte di me. Tutti i giorni toccandola, annusandola, guardandola, ascoltandola crescere, le mie cellule si mischieranno con le sue, inizierà una “comunicazione”, lei inizierà a capire e ad assimilare le mie frequenze di vibrazione ed io le sue, e fin da quando deciderò di coltivarla, poi per tutta la sua vita, e infine quando la assimilerò a me, la sua azione terapeutica potrà essere molto più mirata e “personale”…

Vorrei che finisse il tempo delle menzogne, della disinformazione, delle paure, delle prigioni per i consumatori e i coltivatori di cannabis. Chi coltiva cannabis deve essere considerato un benefattore, e non più un malfattore. Che poi la coltivi nel modo sbagliato, è anche questo fatto questione di cultura, data da un proibizionismo che si è radicato per un secolo, e adesso è ora di smetterla. Tante, tantissime persone potrebbero avere benefici per la loro salute grazie all’uso di cannabis.

Nel 1995 scrivevo che la cannabis potrebbe sostituire, o entrare in composizione con, almeno il 50% dei farmaci. Oggi sono state fatte tantissime ricerche in più e si sono scoperte e riscoperte un’infinità di possibili applicazioni terapeutiche…

La cannabis è un’erba officinale, e come tale dovrebbe essere trattata: liberamente accessibile, gestita per la vendita al pubblico da personale preparato, utilizzata dalla farmaceutica per preparazioni mirate, ma, ripeto, liberamente accessibile. Se non riesco a prender sonno, non chiedo una ricetta al medico, ma mi faccio una camomilla. Se continuo a non riuscire a dormire per notti intere, vado dal medico…

Ed è necessario che le persone se la possano gestire direttamente: siamo malati adesso e abbiamo bisogno della medicina da ieri, non possiamo più aspettare che ci arrivi da chi fino a poco fa aveva interesse a non farcela avere.

 

Franco Casalone
Vicepresidente TARA APS

 

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