Milano Hemp Fest 420 | Relazione Dr. Fagherazzi
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Cannabis Sativa L. in Allopatia e Tradizione: Sincretismo Terapeutico per una Salute Armonica (Scarica il pdf)


Buongiorno a tutti, innanzitutto vorrei ringraziare gli organizzatori dell’evento che mi hanno invitato come relatore. Cercherò di onorare l’invito portando un punto di vista su questa pianta che non viene menzionato troppo spesso qui in Occidente.

Nel titolo della mia presentazione ho cercato di riassumerlo, ponendo a confronto le due realtà che ho avuto modo di conoscere in questi ultimi anni. Parlando di Cannabis, solitamente, si sottintende anche un contesto socio culturale il che, spesso, devia il discorso dalla scientificità facendolo virare verso il pregiudizio.

Diventa quindi importante, distinguere la realtà oggettiva dalle “illusioni” che risiedono nelle parole. Ogni termine ha un significato e, come tale, dovrebbe essere rispettato. Si è fatto un gran clamore mediatico su questa manifestazione con commenti che sono arrivati persino dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha commentato “Feste di droghe, droghette, drogone, droghine, non dovrebbero essere autorizzate mai.” Ma il ministro dell’interno, così come gli altri esponenti politici che hanno condiviso tali comenti, usa il termine droga con il significato di Stupefacente, anche se In verità, la Cannabis Sativa L. è, per definizione, una pianta.

Considerabile Droga solo per la presenza dei principi attivi, aventi indicazioni terapeutiche e sperimentali, così come riportato nella definizione del termine stesso. Questi principi attivi la scienza li conosce e li ha classificati in 4 gruppi principali: Cannabinoidi, Terpeni, Terpenoidi e Flavonoidi. Tutti insieme formano un pool di oltre 6-700 sostanze che potenzialmente agiscono sul nostro organismo.

Tali sostanze si sono iniziate a cercare per riuscire a capire quale fosse quella responsabile dell’effetto che la pianta di Cannabis Sativa L. è in grado di farci percepire a livello mentale. È stato per questo motivo che, in Israele, all’inizio perfino contravvenendo inconsapevolmente a qualche legge, si è isolato e caratterizzato il delta9Tetraidrocannabinolo. Da allora, e parliamo del 1964, molte altre molecole appartenenti a questa classe sono state identificate facendo arrivare il conto totale a 113 nel 2005, ad oggi se ne contano più di 150-170. Solo, però 2 di essi, THC e CDB, vengono presi seriamente in considerazione dalla scienza ed un altro piccolo cluster di 6-7 sta iniziando ad essere vagliato. La percentuale, sul totale, comunque è veramente bassa.

Una volta identificate le molecole chimiche costituenti i principi attivi si è andato a cercare dove questi agissero. Sono stati così scoperti i recettori per i cannabinoidi. Molecole appartenenti ad una famiglia molto ampia, quella delle proteine G di membrana. Solo nel 1990 fu divulgata l’identificazione del primo recettore, denominato CB1 dalla Dr.ssa Matsuda, la sua “clonatrice”.

Da allora la scienza ne ha identificato un secondo, denominato CB2 ma, ben presto, si è dovuta arrendere all’evidenza che vi debbano essere altri recettori, una trentina quelli ipotizzati, forse di più, tutti appartenenti alla stessa famiglia e di alcuni, le prove, sono ormai certe (GPR119 e GPR55)

– guardate la diffusione del Sistema Cannabinoide nel nostro organismo, è praticamente ovunque.

Non è passato moltissimo tempo prima che ci si accorgesse che il nostro organismo è in grado di sintetizzare sostanze analoghe ai Cannabinoidi assunti con la pianta di Cannabis. Anche qui ne sono stati scoperti due ma già vi sono altre sostanze, identificate come Endocannabinoidi Orfani, che sono al vaglio della scienza. Al primo endocannabinoide identificato è stato dato il nome di Anandamide, beatitudine interiore. Mentre la scienza moderna procedeva a piccoli passi, prendeva a modello qualcosa che si ritrova, nell’identica forma, in lontane culture millenarie.

Ho la fortuna di vivere in questa cultura da più di 3 anni. Questa foto è dello scorso Marzo, durante il festival di Shivaratri, in cui, i sadhu, gli uomini che vedete nella foto vestiti di arancione, consumano la pianta di Cannabis Sativa L. per tradizione. Questi rituali continuano da migliaia di anni ed il proibizionismo spinto, almeno nei loro confronti, ha dovuto subire una battuta d’arresto.

– Il Baba a destra, come vedete, sta fumando un Ciloom. Strumento sacro per la filosofia induista.

Le basi di questa filosofia si radicano nei Veda. Tra i “libri sacri” più antichi del mondo. Tra questi libri vi è l’Atharva Veda, il libro dedicato ai medicamenti in cui la Cannabis viene menzionata tra le 5 piante sacre che possono alleviare la sofferenza dell’uomo. Vi è un dibattito circa il fatto se la cannabis debba essere considerata “il soma” includendo, nel quinquetto, anche l’orzo ma questo esula dagli scopi di questa relazione e quindi lo tralascerò. Ma cosa è il soma? Potrebbe essere indicato come “nettare dell’immortalità” o “elisir di eterna giovinezza”.

In India la leggenda narra di come ci fosse stata una grande lotta tra demoni e divinità che, per essere placata, li ha visti entrambi protagonisti del Samudra Mantana, “il frullamento dell’oceano”. Da questo processo sarebbe emersa l’Amrita, – il Soma – il nettare degli dei.

Qui le mitologie si dividono vedendo, da una parte, cadere una goccia di Amrita sul suolo terrestre. da cui sarebbe nata la pianta di Cannabis che il dio Shiva, la divinità principale del pantheon induista, avrebbe successivamente portato agli uomini in dono. Altre leggende, invece, narrano di come assieme al nettare fosse emerso dal mare anche un potentissimo Veleno che solo Shiva, ebbe la capacità di assorbire tutto bevendolo e trattenendolo nella gola. (per tale motivo è rappresentato spesso di colore blu). Qualche goccia di questo veleno sfuggitagli, cadde sulla Terra e fece nascere la pianta di Cannabis che gli esseri umani consumano, avvelenandosi un po’, per ricordare quello sforzo che ha salvato il pianeta.

Il mare aveva offerto molti doni e tra questi emerse Dhanvantari, la divinità medica del pantheon induista, Padre della scienza Ayurvedica, poco conosciuta in occidente, ma praticata da millenni in oriente. L’Ayurveda segue un paradigma piuttosto differente da quello di cui abbiamo esperienza e la Cannabis la utilizza da sempre, conosciuta con il termine di Vijaya, colei che conquista o Siddhi, la liberazione ultima.

Significati molto profondi che derivano dal potere Narcotico riconosciutole. Tale potere però non ne limita la prescrizione in una serie svariata di forme e per una grande varietà di condizioni. Vengono riconosciute ed utilizzate 3 parti della pianta foglie fiori e resina. Quest’ultima deve essere raccolta a mano, producendo ciò che viene, per questo, denominato Charas.

La forte propensione coloniale dell’uomo occidentale, non solo verso le terre ma anche verso il pensiero altrui, ha fatto si che, già nel 1890 si volesse capire se “l’arretrato popolo indiano” non si stesse facendo inavvertitamente del male con il consumo di Cannabis così poco diffuso nelle loro terre natie. I risultati furono dettagliati e schiaccianti. Non conveniva proibire il consumo di Bhang o Ganjia sotto nessun punto di vista.

Un dispendio di forze e risorse così grande, da allora, è stato speso per dimostrare una propria particolare concezione di quello Stato di salute, definito e tutelato da ogni convenzione di diritti umani. Così come nelle ultime legislazioni si è introdotto il concetto soggettivo di “grave turbamento”, rispettando la percezione del singolo, lo stesso dovrebbe essere fatto anche con il concetto di “benessere” che non può essere stabilito da nessun altro al di fuori del paziente in oggetto.

La pianta di Cannabis è un essere vivente e come tale ha avuto la sua evoluzione. Dal precursore comune si è differenziata, secondo le ultime ricerche, in 4 tipologie sulla base della conformazione della foglia e della espressione genica. L’intima relazione con l’uomo, il cui inizio di perde nella memoria dei tempi ha fatto però si che ci siano stati due tipi di evoluzioni, quella propriamente naturale e quella data dalla relazione con l’uomo. Quest’ultima rispecchia le esigenze e le conoscenze della nostra specie viziando al ribasso, di base, ciò che la pianta produrrebbe se lasciata crescere liberamente.

L’importanza di un’azione sinergica di più molecole è stata introdotta dagli stessi scienziati che hanno scoperto le molecole dei Cannabinoidi. È lo stesso Mechoulam che considera l’azione della pianta in toto più efficace di quella di ogni cannabinoide preso singolarmente. A questo fenomeno è stato dato il nome di Effetto Entourage. A ben guardare risulta poco plausibile che un sistema biologico così antico e complesso come quello endocannabinoide sia riuscito a seguire la velocità evolutiva che abbiamo conferito, artificiosamente, alla pianta di Cannabis.

Possiamo comprendere quanto il sistema endocannabinoide sia antico osservando come sia diffusamente distribuito nel nostro sistema immunitario di cui regola intimamente le funzioni in un modo che ci è ancora pressoché del tutto sconosciuto. Quello che sembra però ormai certo è che lo aiuti a mantenere uno stato di equilibrio. Tale constatazione lo elegge tra i più importanti guardiani del nostro benessere.

Queste considerazioni sono confermate dalle ipotesi del Prof. Russo del 2016 il quale rivede e approfondisce un concetto esposto per la prima volta nel 2004. Che esista uno quadro patologico riconducibile ad una carenza di produzione di endocannabinoidi e che questo quadro sia da ricercare rivalutando altri quadri che, ad oggi, hanno nomi differenti pur essendo accomunate tutte da una estremamente scarsa quantità di informazioni sulla loro causa e sui loro processi fisiopatologici.

– Come vedete dalla slides due di queste 3 malattie che il prof. Russo prende in considerazione sono su base autoimmunitaria.

Prima di riprendere con l’autoimmunità ed avviarci alla conclusione vorrei portare alla vostra attenzione una scoperta che sicuramente conoscete ma di cui forse avete un po’ sottovalutato la portata. Tutta la materia è Energia. È forse partendo da una considerazione filosofica come questa che Penrose e Hameroff hanno postulato e pubblicato l’esistenza di un’anima immortale dell’uomo che risiede nei microtubuli e che non muta dopo la nostra morte. Tutto questo, per ciascuno di noi, può essere puramente speculativo oppure può aprire spunti di riflessione.

Come si potrebbero avere sul nostro sistema immunitario e su cosa lo influenzi. Non solo la biologia ma anche la relazione sociale, la personalità, le relazioni, in una parola, la vita. In medicina è descritta un’entità patologica chiamata Disturbo Post Traumatico da Stress. Si è studiata nei veterani della guerra del Vietnam.

La mia opinione basata su esperienze personali è che non serva andare in guerra per sviluppare questa sindrome, quello è sicuramente un caso limite, ogni giorno, però siamo esposti a piccoli “traumi”, apparentemente insignificanti che agiscono sul nostro organismo. Possiamo ignorare questi piccoli mutamenti fino a che non diventano un quadro complesso difficile da districare o possiamo dare loro il peso che meritano e imparare a vedere tutto come un cambiamento.

Qualsiasi scelta facciamo questa avrà delle conseguenze sul nostro organismo. Non stiamo parlando di qualcosa di Naive, energetico, sciamanico o altre “paramedicine”. Questa affermazione è dimostrata e ricercata dalla scienza ufficiale con la prima pubblicazione uscita su un Nature del ‘67. Nemmeno l’altro ieri. Si tratta della Psiconeuroendocrinoimmunologia ovvero come il nostro stato di salute dipenda da un corretto funzionamento bilanciato del nostro cervello, sistema immunitario e sistema ormonale. Tutti e tre intimamente correlati e più la scienza progredisce più queste correlazioni diventano evidenti. – come vedete dagli articoli a sinistra.

Per correggere processi alterati nella psiche, nervosismi, ansie, stanchezze, agitazioni… ricorriamo quotidianamente a sostanze psicoattive senza accorgercene. Fanno parte del nostro equilibrio e, anche se per qualcuna ne conosciamo i rischi, la utilizziamo ugualmente secondo i nostri costumi e le nostre volontà. Perseguendo quello che per noi è il miglior benessere possibile. La pianta di Cannabis dovrebbe poter essere annoverata tra le sostanze a sinistra della slide, così come tutte le altre, tenendo a mente quello che diceva Paracelso, un notissimo medico e alchimista rinascimentale, tutto è veleno e non esiste niente senza veleno, solo la dose fa si che il veleno non faccia effetto.

Questa è la penultima slide, è dedicata a voi che mi avete ascoltato e che spero possiate un giorno provare l’emozione di questa donna a cui ho scattato la foto. Un tuffo in mezzo ad una natura oggi proibita ma che permane, vera e originale, solo in alcune parti del mondo. Il nostro compito è preservare questa rarità e condividere il nostro punto di vista su questa realtà.

Per tale motivo chi volesse approfondire gli argomenti che ho solo toccato in questa presentazione è invitato ad ottobre in Nepal all’esperienza formativa che ho organizzato con l’aiuto di altri “docenti” di indiscutibile professionalità.

L’ultima slide, invece è di ringraziamento e di monito. Anche questa pianta può contrastare la nostra vita invece che aiutarla. Con coloro che hanno un rapporto quotidiano con questa “energia” vorrei condividere il passo della Bhagavag Gita che mi guida da qualche anno a questa parte. Spunto di riflessione che ritengo necessario per non sfociare nell’abuso.

Tu hai diritto soltanto

all’azione, e mai ai frutti

che derivano dalle azioni.

Non considerarti il produttore

dei frutti delle tue azioni,

e non permettere

a te stesso d’essere

attaccato all’inattività.

 

Grazie a tutti.

 

Bom Shankar.

 

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