Chi siamo | Associazione Tara |

L’associazione è stata fondata all’inizio del 2018. Piano piano, secondo le nostre possibilità e capacità, stiamo costruendo questa realtà differente da tutte le altre che vuole porsi come ponte compassionevole tra medici e pazienti. Vogliamo dare importanza all’opinione dei malati volendo porci come guide fraterne e mai impositive di una “scienza” di cui spesso, solo i medici si sentono depositari. Vogliamo rispettare il valore della vita di ciascuno a 360°.

Perchè abbiamo fondato un’associazione?

L’idea che ha fatto nascere quest’associazione è più assimilabile all’immanente (a tratti trascendente) volontà di rendere concreta una necessità, più che ad un moto invettivo personale dei soci fondatori, paragonabili più a meri veicoli di tale volontà.

Le esperienze di vita di ognuno di essi, infatti, sono confluite nel riconoscimento di “un vuoto” che accomuna le loro percezioni, sorprendentemente simili, del mondo moderno.

Un mondo regolamentato da un sistema che fomenta la competizione, che predilige l’individualità alla collettività, che limita le libertà personali in nome della ricerca di un’imposta “sicurezza sociale”, che ricerca la quantità piuttosto che la qualità, che tenta di “proteggere” dalle sofferenze ogni singola piccola fazione, ignorando se quelle stesse sofferenze che si tentano di evitare si stiano ripercuotendo su altri esseri umani, simili a noi, ma senza la fortuna di essere nati nel nostro “gruppo sociale”, etc etc.

La compassione, dal latino cum patior – soffro con – e dal greco συμ πἀθεια, – sym patheia – “simpatia”, provare emozioni con, è un sentimento per il quale un individuo percepisce emozionalmente la sofferenza altrui desiderando di alleviarla. Si parla di una comunione intima e difficilissima con un dolore che non nasce come proprio, ma che, se percorsa, porta ad un’unità ben più profonda e pura di ogni altro sentimento che leghi gli umani. E’ la manifestazione di un tipo di amore incondizionato che strutturalmente non può chiedere niente in cambio.

L’ideale dell’associazione vuole, appunto, incarnare questa concezione, un amore gratuito, incondizionato, senza pretese, che si basi sul riconoscimento del valore vero di ciò che ci circonda. Vogliamo partire da una totale rivalorizzazione della Terra e delle Antiche Tradizioni che da sempre ne hanno guidato la “trasformazione” avvenuta ad opera della specie umana.

L’unione tra lo sviluppo tecnologico del mondo moderno e la rivalutazione degli antichi principi, può condurre alla creazione di una realtà differente e parallela a quella attuale. Un’opportunità di scelta, per tutti coloro che, come i soci fondatori, hanno una sincera domanda nel cuore e che, altrettanto sinceramente, cercano di darvi risposta. Privi di pregiudizio, privi di preconcetto, privi di condizionamento, mossi esclusivamente da quella “Compassione” che, siamo certi, stia essa stessa, trasformando, ancora una volta, l’apparente realtà in cui viviamo.

L’equilibrio è importante

Nel pensiero classico, i quattro Elementi sono stati proposti da Empedocle ed erano Terra, Acqua, Aria, Fuoco. Fu Aristotele ad aggiungere il quinto Elemento, l’Etere. Chiamato poi Akasha in India e Quintessenza in Europa.

Il concetto dei cinque elementi si riscontra nello studio delle filosofie sia Induiste che Buddiste. Nell’induismo, particolarmente, viene descritto come la “materia” sia caratterizzata solo da quattro dei cinque elementi e che l’ultimo completi la descrizione del “tutto”, considerando anche ciò che non è visibile nel mondo materiale ma che è percepibile esperienzialmente.

Vorrei dettagliare meglio questo pensiero: la filisofia dei 5 elementi è riscontrata nei sacri libri indiani, i Veda, specialmente l’Ayourveda, quello in cui ci si occupa del benessere armonico della vita. Ci si riferisce ai 5 elementi come i Pancha Mahabuta e questi, secondo la teoria, costituiscono tutto l’insieme della creazione, Essere Umano compreso. Alla nostra morte ciò che siamo si dissolve in questi 5 elementi ristabilendo così “l’equilibrio cosmico”.

I 5 Elementi sono associati ai 5 sensi del corpo umano i quali agiscono come mediatori delle interazioni del nostro corpo fisico nel mondo in cui viviamo. L’elemento più basso, la terra, può essere veicolata da tutti e 5 i sensi. L’Acqua, seconda in lista, non ha odore ma può essere esperita attraverso tutti gli altri 4 sensi. Successivamente viene il fuoco che non ha né odore né gusto. Ultimo viene l’aria che può essere solo udita e percepita. L’Akasha, il quinto elemento, l’etere, va al di la di tutti e 4 i sensi materiali e può essere percepito da quello che viene definito un “ascolto introspettivo”, volgarmente, “meditazione”.

Quando mi sono approcciato allo studio del Sistema Endocannabinoide mi sono trovato a dover operare con strumenti inadatti. Il progresso della scienza ha fatto passi da gigante, vige, al giorno d’oggi, una “visione molecolare” della medicina dove ad ogni problema si deve continuare a cercarne la causa, anche irrazionalmente, perseguendo un illusione di un intervento mirato e quindi controllabile in ogni suo singolo particolare. Onesto, ed in alcuni casi funziona. Come accennavo all’inizio, purtroppo, questo non è il caso del sistema endocannabinoide.

Negli ultimi 30 anni, infatti, ci siamo trovati di fronte ad un sistema fisiologico dapprima totalmente sconosciuto e che ha una vastità inimmaginata. Una fisiologia molto importante che non è ancora trattata in nessuna università medica del mondo. Tale rifiuto ideologico contrasta con la diffusione scientifica e con i potenziali benefici sulla salute riportati dai pazienti.

La presenza di questo sistema pressochè ovunque nel nostro organismo lo rende estremamente importante per il benessere e l’equilibrio di ognuno di noi.

Nell’ultimo secolo abbiamo assistito all’insorgenza di nuove condizioni di vita, mai sperimentate prima dall’essere umano. Tali condizioni hanno portato, negli organismi predisposti, all’insorgenza di patologie dovute a Sindromi da deficienza del Sistema Endocannabinoide. Il Prof. Russo, infatti, ha coniato questo termine a spiegazione di molte eziologie “idiopatiche” ad oggi ancora presenti nella pratica medica.

Questo non è un progetto a breve termine, è un progetto di ricerca per la vita, soprattutto la mia. Dal momento che ho la ferma convinzione che una tale visione possa fornire un punto di vista scientificamente interessante e meritevole di approfondimento, vorrei veramente “dargli una chanche”.

Compassionevolmente verso gli ultimi

Tara, dea della compassione. Tara la verde, dea della cannabis… L’associazione Tara nasce dalla necessita’ di tante persone con problemi di salute. Necessita’ e diritto di poter stare MEGLIO. Necessita’ e diritto di poter accedere ad una sostanza che ha capacita’ di migliorare e mantenere la salute riconosciute da millenni. Sostanza rivalutata di recente da tutta la classe medica, ma ancora relegata in secondo piano, o addirittura nascosta, o, peggio, negata con una crudelta’ data da ottusita’, bigottismo, chiusure culturali e/o interessi privati e di potere.

La cannabis terapeutica e’ riconosciuta dalla legislazione europea, ma il sistema sanitario ci prende in giro, lasciandola mancare ai bisognosi, scoraggiando medici e farmacisti dal prescriverla e procurarla per chi ne ha diritto, delegando alla sua produzione chi di cannabis non ne sa nulla… e ultima presa in giro, emanare un bando di concorso per la produzione di canapa terapeutica RISERVATO ALLE SOLE AZIENDE ESTERE!!!

Da undici anni in Italia si puo’ prescrivere ed utilizzare cannabis per uso terapeutico, solo pochissime preparazioni, diventate ormai impossibili a reperire, visto l’aumento vertiginoso della domanda.

Da anni pero’ tanti pazienti (e qualche medico) si sono accorti che, oltre a quella illegale e a quella (ir)reperibile in farmacia, esiste un’altra canapa: quella legale. La cosidetta “canapa industriale”, ritornata da venti anni allo scoperto e da qualche anno partecipe del miglioramento della salute di tanti. Povera di THC (la sola molecola vietata della cannabis, ma sorella di centinaia di molecole attive presenti nella resina della cannabis) ma non senza proprieta’. Anzi, con Sitocomplessi ricchi, piu’ di quelle blasonate, e di facile reperibilita’. A questo proposito aggiungo che le varieta’ italiane hanno Sitocomplessi particolarmente molto ricchi, sia in numero di cannabinoidi sia in percentuali di questi ultimi.

La canapa a basso THC (ma non assente del tutto, ci vuole sempre un bilanciamento) non “stona”, non e’ considerata “droga” (meno male!), ed e’ incredibilmente efSicace.

Se dalla canapa industriale, di una varieta’ presente nella lista di varieta’ ammesse alla coltivazione in Europa, mi faccio un preparato che mi fa star meglio, nessuno mi puo’ dir nulla. Lo stesso se ci associamo e ce lo prepariamo assieme.

L’idea dell’associazione e’ di utilizzare solo prodotti di canapa industriale provenienti da Siliera controllata o prodotti dai soci, prodotti di provata efSicacia anche per problemi gravi. Utilizzarli con la consulenza di medici e operatori per la salute, garantirne la reperibilita’ e la qualita’, diffonderne la conoscenza. Promuovere la ricerca con la creazione di un database ricco di dati relativi a tanti problemi, a tante persone utilizzatori e ai risultati ottenuti, che porta ad uno studio osservazionale, ed in seguito a possibili studi clinici avanzati

Promuovere la responsabilita’ della gestione della propria salute e la conoscenza di cosa si utilizza e di come lo si usa.

Permettere a chi ne ha bisogno l’accesso a preparati che funzionino: come prepararli, conservarli e usarli. Dimostrando (senza piu’ nasconderci) che si possono usare prodotti di alta qualita’ ad un costo accessibile, senza nascondere le conoscenze allo scopo di specularci sopra!

Informare correttamente e promuovere l’informazione: organizzare incontri, conferenze, corsi, e tutto quanto serva per ampliare la conoscenza rispetto alla salute in generale e all’uso dei Fitofarmaci in particolare.

Un sogno tramutabile in realtà

Vorrei una pianta sana, vissuta in un posto rispettato dall’uomo, con aria pulita, acqua incontaminata, terra “viva”, sole amico, cresciuta con amore con l’intento di far stare bene…

Vorrei una cannabis con uno spettro di sostanze attive il più completo possibile. Così la sua azione curativa potrà essere più ampia e completa…

Vorrei che fosse manipolata il meno possibile, cresciuta libera e senza troppa pressione di selezione, che possa esprimersi al meglio, e non uno “scherzo” creato per un mercato di allocchi.

Vorrei una cannabis nata da seme, con il patrimonio genetico integro e dove ogni individuo possa avere la sua personalità.

Vorrei piante “regolari”, non femminizzate (dove il patrimonio genetico si dimezza e, nelle femminizzazioni, si intacca il DNA della pianta)…

Vorrei poterne avere a disposizione diverse varietà, con diversi effetti, per diversi momenti della giornata.

Vorrei poterne avere a disposizione abbastanza da garantirmi una continuità terapeutica. Abbastanza da non dover temere di rimanere senza (e dover interrompere la terapia).

Vorrei che non fosse come le canape che (non) ci fanno avere in farmacia: cresciute sotto luci artificiali, irrigate con acqua “morta” (filtrata a osmosi), fertilizzate con concimi di sintesi, cresciute in cubetti di lana di roccia, toccate con mani inguantate dalla plastica, sterilizzate ai raggi gamma, con l’intento di obbedire a disciplinari di produzione fatti da tecnici che la considerano comunque una “droga”(!!!)…

Vorrei che i medici che la devono prescrivere non siano più pieni di pregiudizi dati da formazioni scorrette, in cui è stato loro insegnato che la cannabis è pericolosa…

Vorrei che gli stessi medici fossero disponibili a informarsi, e che siano pronti a imparare dai pazienti, e a credere a loro più che alle macchine…

Vorrei che anche nell’informazione e nelle prescrizioni non ci siano più pregiudizi e paure (è stato dimostrato che nella cura di molte malattie gravi sono necessari quantitativi di gran lunga maggiori di quelli fino ad ora prescritti dai protocolli, e la cannabis si è dimostrata sicura anche a dosi alte). E che non si pensi più che se è stata vietata è perché’ “fa male”…

Vorrei poterne provare diverse qualità, in diverse quantità, seguito dal mio medico, fin quando, insieme, possiamo trovare la migliore per la mia patologia (e magari, per qualcun altro con la stessa patologia servirà una qualità e quantità di cannabis diverse…).

Vorrei non dover essere considerato un “drogato delinquente” se mi rollo una canna in presenza di non-consumatori, e che questi non abbiano pregiudizi nati da menzogne…

Vorrei che crescesse e fosse adattata nella zona dove vivo, perché’ possa aver a che fare con lo stesso ambiente e gli stessi insulti alla vita. E dove, se cresciuta senza aggiungere porcherie, se starà bene sarà perché’ ha qualcosa che la fa resistere a quegli insulti particolari. E potrà trasmettermi quel qualcosa per farmi stare meglio nel mio ambiente (anche se sarebbe meglio che io stesso potessi vivere nell’ambiente incontaminato della prima frase di questo articolo)…

…e vorrei potermela coltivare io stesso, sicuro che il coltivarla fa parte della terapia. O, se non riesco, da qualcuno di mia fiducia, che mi sia amico e che cerchi sinceramente di aiutarmi. Se la coltivo io, farà parte di me. Tutti i giorni toccandola, annusandola, guardandola, ascoltandola crescere, le mie cellule si mischieranno con le sue, inizierà una “comunicazione”, lei inizierà a capire e ad assimilare le mie frequenze di vibrazione ed io le sue, e fin da quando deciderò di coltivarla, poi per tutta la sua vita, e infine quando la assimilerò a me, la sua azione terapeutica potrà essere molto più mirata e “personale”…

Vorrei che finisse il tempo delle menzogne, della disinformazione, delle paure, delle prigioni per i consumatori e i coltivatori di cannabis. Chi coltiva cannabis deve essere considerato un benefattore, e non più un malfattore. Che poi la coltivi nel modo sbagliato, è anche questo fatto questione di cultura, data da un proibizionismo che si è radicato per un secolo, e adesso è ora di smetterla. Tante, tantissime persone potrebbero avere benefici per la loro salute grazie all’uso di cannabis.

La cannabis è un’erba officinale, e come tale dovrebbe essere trattata: liberamente accessibile, gestita per la vendita al pubblico da personale preparato, utilizzata dalla farmaceutica per preparazioni mirate, ma, ripeto, liberamente accessibile. Se non riesco a prender sonno, non chiedo una ricetta al medico, ma mi faccio una camomilla. Se continuo a non riuscire a dormire per notti intere, vado dal medico…

Ed è necessario che le persone se la possano gestire direttamente: siamo malati adesso e abbiamo bisogno della medicina da ieri, non possiamo più aspettare che ci arrivi da chi fino a poco fa aveva interesse a non farcela avere.

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“ Tu hai diritto soltanto all'azione, e mai ai frutti che derivano dalle azioni.
Non considerarti il produttore dei frutti delle tue azioni, e non permettere a te stesso d'essere attaccato all'inattività ”

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