Domande Frequenti | Medicina

Cannabis e Salute

In questa sezione abbiamo cercato di rispondere, nella maniera più esaustiva possibile, alle domande di interesse generale. Quelle domande che ognuno si pone all’inizio dello studio di questa complessa materia: “il diritto all’accesso ad una pianta, quella di Cannabis Sativa L. nello specifico”.

La pianta di Cannabis Sativa L. è sia una sostanza vegetale aromatica che serve a dar sapore a cibi o bevande (per es. pepe, cannella, vaniglia) sia un prodotto naturale contenente uno o più principi biologicamente attivi sull’organismo umano. Rispettando quindi entrambe le accezioni della definizione del termine italiano “droga” può essere considerata come tale. C’è da chiedersi se ciò che intendiamo noi come droga sia analogo a ciò che viene sancito dalle definizioni o se non ci sia qualche altro pre-concetto che vizia la nostra percezione di questo termine. Il termine “droga” nei paesi occidentali, ha assunto la connotazione negativa di: “Sostanza d’abuso che provoca danni all’organismo e comportamenti pericolosi” per tale motivo, come associazione, non ci sentiamo di dare questa etichetta alla pianta di Cannabis.

Il termine “eroico” non ha connotazione di virtù morale nel regno vegetale. Si definisce “eroica” una pianta (e più precisamente una droga di una pianta) che contiene una sostanza ad azione così potente da oscurare quella di tutti gli altri composti presenti. Il Papaverum somniferum, ad esempio, il cui bulbo contiene un lattice denominato oppio da cui si può ottenere la sostanza che, isolata nel 1817, ha dato avvio alla “Drug discovery”: la morfina. La Cannabis non può essere classificata come eroica in quanto è la sinergia del fitocomplesso che le conferisce la più ampia efficacia e non una specifica molecola in particolare. Attualmente la Farmaceutica Tradizionale sta provando a trattare questa pianta come eroica concentrandosi sui cannabinoidi THC e CBD come unici attivi nonostante il fitocomplesso completo sia composto da più di 700 molecole attive sul nostro organismo tra cui 120 appartenenti alla classe dei Cannabinoidi.

Sin dall’antichità l’uomo ha utilizzato la pianta di Cannabis per innumerevoli utilizzi. La versatilità di questa pianta, infatti, le ha permesso di essere utilizzata come alimento, sia per uomini che per gli animali, per la produzione di carta e tessuti e per la produzione della resina utilizzata sia per scopi medici che per scopi rituali. Attualmente, con fatica, si stanno riportando alla luce tutti questi utilizzi. Siamo ripartiti da noi e dall’aiuto che questa pianta ci può dare.

La pianta di Cannabis Sativa L. viene considerata “droga” nell’accezione malevola di questo termine e ciò fa si che ci sia una grande cautela nella sua somministrazione a quelle che vengono considerate, in medicina, “categorie a rischio” come i bambini e le donne in gravidanza. Sebbene questa sia una precauzione corretta in linea di massima, è difficilmente applicabile alla Cannabis, in quanto, il sistema fisiologico su cui agisce, denominato sistema endocannabinoide, è ampiamente diffuso nel corpo umano ed un suo buon funzionamento è importante in tutte le fasi della vita comprese quelle precedenti alla sua effettiva formazione. Esistono, anche se rari, studi scientifici che dimostrano la non dannosità della Cannabis in queste categorie. Esistono delle revisioni di letteratura che dimostrerebbero associazioni tra il consumo di Cannabis in gravidanza e malformazioni fetali ma la qualità degli studi è stata giudicata essere non metodologicamente ineccepibile rendendo quantomeno dubbi tali ritrovamenti (i danni rincontrati potrebbero essere più imputabili ai prodotti della combustione più che alla cannabis in sé).

Il nostro corpo è una sofisticatissima macchina biologica il cui funzionamento corretto dipende dall’equilibrio (omeostasi) di tutti i suoi sistemi. Il sistema endocannabinoide è stato scoperto nel 1990 e la sua importanza per il nostro organismo si sta dimostrando, anno dopo anno, essere davvero fondamentale. Quasi ogni cellula del corpo umano possiede la capacità di riconoscere e/o produrre in un modo o nell’altro una o più delle molecole che mimano quelle del fitocomplesso cannabinoide prodotto dalla pianta di Cannabis Sativa L. Attraverso questa autoregolazione che mettiamo in moto grazie al sistema endocannabinoide, l’organismo umano garantisce l’equilibrio di molti dei suoi delicati organi ed apparati. Le sostanze prodotte dalle nostre cellule vengono chiamate endocannabinoidi e i recettori su cui queste sostanze agiscono compongono il sistema endocannabinoide. Nota bene: il sistema endocannabinoide non è presente solo nell’uomo ma in tutti gli animali superiori, esclusi gli insetti.

La pianta di Cannabis Sativa L. viene considerata “droga” nell’accezione malevola di questo termine e ciò fa si che ci sia una grande cautela nella sua somministrazione a quelle che vengono considerate, in medicina, “categorie a rischio” come i bambini e le donne in gravidanza. Sebbene questa sia una precauzione corretta in linea di massima, è difficilmente applicabile alla Cannabis, in quanto, il sistema fisiologico su cui agisce, denominato sistema endocannabinoide, è ampiamente diffuso nel corpo umano ed un suo buon funzionamento è importante in tutte le fasi della vita comprese quelle precedenti alla sua effettiva formazione. Esistono, anche se rari, studi scientifici che dimostrano la non dannosità della Cannabis in queste categorie. Esistono delle revisioni di letteratura che dimostrerebbero associazioni tra il consumo di Cannabis in gravidanza e malformazioni fetali ma la qualità degli studi è stata giudicata essere non metodologicamente ineccepibile rendendo quantomeno dubbi tali ritrovamenti (i danni rincontrati potrebbero essere più imputabili ai prodotti della combustione più che alla cannabis in sé).

Queste molecole chimiche, rispettivamente chiamate Tetraidrocannabinolo e Cannabidiolo, sono state le prime ad essere scoperte, in Israele, dal Prof. Mechoulam ed il suo staff. (compiendo anche inconsapevolmente delle azioni al di fuori della legge nei loro primi stadi di ricerca). Correva la fine degli anni 60 e da allora la ricerca si è concentrata esclusivamente su queste due molecole in quando le uniche ad essere conosciute. Lentamente sono emersi altri componenti del fitocomplesso che nel tempo hanno raggiunto un numero ben al di sopra delle 700 sostanze attive sul nostro organismo di cui almeno 120 appartenenti alla classe dei “cannabinoidi”. La complessità del prodotto della pianta e la necessità di produrre dei dati scientifici standardizzati e riproducibili ha contribuito a far conoscere al grande pubblico solo queste due sostanze, VIP molecules in una pletora di altri cannabinoidi minori poco studiati perché non “famosi” e, normalmente, presenti in concentrazioni più basse.

Si definiscono così i cannabinoidi che non hanno ancora perso un gruppo chimico detto “carbossilico”. Il calore, la temperatura ed il tempo fanno si che questo gruppo chimico “si stacchi”. Tale processo prende il nome di decarbossilazione (perdita di una molecola di acido carbossilico). Nella pianta fresca l’equilibro di questa reazione è spostato del tutto verso i reagenti e, i cannabinoidi, sono quasi tutti in forma acida. Tale conformazione chimica rende i cannabinoidi impossibilitati ad attraversare la barriera ematoencefalica (il muro presente tra il nostro sangue e le cellule del nostro cervello) facendo si che essi perdano, de facto, qualsiasi possibilità di avere effetti psicoattivi.

C’era un tempo in cui le piante erano libere di crescere secondo le leggi della Natura e non secondo quelle degli uomini. In quel tempo esisteva una sola ed unica pianta ancestrale di Cannabis. Sin da allora, grazie al mutuo beneficio che ne veniva ad entrambi, la relazione tra l’uomo e la pianta si era saldamente stabilita. C’era da sempre stata, in questa relazione, una distinzione fondamentale, alcune piante erano migliori per seme e fibra, altre lo erano per medicina e spiritualità. Questa distinzione si è mantenuta fino ai giorni nostri, nei quali, il secondo utilizzo è stato vietato ai più. Appannaggio esclusivo di un business sfrenato che sta, evidentemente, portando più sofferenza che beneficio. Gli ultimi 100 anni hanno cambiato radicalmente una verità antica più di 5000. Dividi et Impera. Maestria Romana.

La pianta è un essere vivente e come ogni altro interagisce con l’ambiente che la circonda. La sua versatilità le consente una enorme capacità di adattamento ad ogni ambiente in cui viene a trovarsi. Si può parlare di Landrace – letteralmente “razza della terra” – quando una pianta è stata lasciata riprodursi liberamente in un territorio da tempo immemore interagendo con esso e producendo un fitocomplesso che a questo si adatta al meglio. Più antica è la presenza della pianta sul territorio, più forte è la relazione che si è sviluppata e quindi il fitocomplesso è più caratteristico del luogo in cui è nato, si è sviluppato ed è maturato. Al giorno d’oggi i più antichi fitocomplessi al mondo si trovano nella catena montuosa Himalayana sia in India che in Nepal che in Cina.

Questa domanda si può affrontare da molti aspetti. La visione che preferiamo è quella in cui tutti gli effetti avversi che questa pianta può provocarci dipendono da noi stessi. Non vi è “colpa” quindi nell’interazione tra i cannabinoidi ed il nostro organismo ma è come noi percepiamo queste interazioni che determinano il modo di interpretare ciò che ci succede come positivo o come negativo.

Psicologicamente l’utilizzo di Cannabis può indurre ad evitare i problemi piuttosto che affrontarli. Questo dovrebbe essere tempestivamente riconosciuto al fine o di correggere l’utilizzo o di interromperlo se la correzione non risulta possibile.

Unica avvertenza medica: per coloro che hanno aritmie cardiache l’utilizzo di Cannabis deve avvenire sotto stretto controllo medico in quanto gli effetti sul circolo dei cannabinoidi possono indurre problematiche emodinamiche rilevanti.

Ogni cosa, in se, non è mai pericolosa. Pericoloso può diventare l’utilizzo che si fa di questa cosa. Se bevo più di 12 litri di acqua in meno di 24 ore, sto tenendo un comportamento che rende pericolosa per la vita umana anche l’acqua, elemento di per se fondamentale per quella stessa vita. Così come se prendo la dose corretta di un anticoagulante rendo più fluido il mio sangue senza morire dissanguato come succederebbe se ne prendessi un’overdose. L’auto-responsabilizzazione è un processo molto importante nel determinare cosa ed in che modo sia pericoloso per noi stessi. Allo stesso modo avviene per la Cannabis. Il problema non è la pianta, è la poca consapevolezza con cui questa viene usata. Potenti strumenti possono condurre, se mal utilizzati, a grandi danni.

Sicuramente le due piante sono state cresciute in maniera differente. Per poter essere venduta in farmacia, la pianta di Cannabis deve essere coltivata secondo certe regole. Tali regole (idroponica in ambiente sterile, sterilizzazione ai raggi gamma, rigide condizioni di orari di luce ecc) rendono molto distante questo processo dalla normale crescita di una pianta e la avvicinano alla produzione chimica di una molecola di sintesi. La pianta che si trova dal tabaccaio, invece, potrebbe essere venduta (la legge però non lo permette) anche in un’erboristeria poiché i criteri di coltivazione non sono differenti da basilico, salvia, malva, camomilla ecc.

Attualmente la Cannabis che si può trovare in farmacia segue due vie principali. O viene importata dall’Olanda dove la ditta Bedrocan® è l’unica in Europa a possedere le autorizzazioni necessarie per produrre e vendere prodotti di grado farmaceutico. Come paese ne importiamo, grazie all’ultima delibera del Ministro della salute, 350 kg/anno. L’altra via di produzione è dentro il territorio nazionale. Un progetto sperimentale dell’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze (già responsabile della produzione di altri farmaci orfani) sta producendo tra i 100 e i 200 kg l’anno. Tale progetto era iniziato in collaborazione con il CRA-CIN di Rovigo per poi proseguire autonomamente nella produzione. Lo SCFMF possiede tutti i requisiti e le autorizzazioni per poter vendere i propri prodotti nelle farmacie.

Attualmente si possono trovare infiorescenze di canapa ad utilizzo tecnico nei grow shop italiani ed in molti altri esercizi commerciali. L’utilizzo tecnico ne esclude quello umano e pertanto questi prodotti andrebbero acquistati e tenuti come oggetti da collezione dato che, qualsiasi loro utilizzo può creare dei problemi a livello legale. In Farmacia viene venduta quella ad utilizzo umano. Considerata alla stregua di un farmaco segue rigide procedure burocratiche di prescrizione che non possono prescindere da una serie di figure professionali che attestino l’effettiva necessità, da parte di quella particolare persona, di utilizzare la pianta di Cannabis Sativa L.

Con “galenica” si intende la preparazione di farmaci (il cosiddetto farmaco galenico) e rimedi a partire da droghe grezze o sostanze chimiche e sostanze ausiliarie, allestiti dal farmacista nel laboratorio della farmacia. Il nome proviene da Galeno, il medico antico il cui testo è rimasto a base della scienza medica per secoli. Per essere classificati come farmacia Galenica il laboratorio presente deve garantire determinati standard.

Chiedere alla tua cerchia di conoscenze è sempre la scelta migliore. Molto probabilmente c’è una farmacia nelle tue vicinanze e tu semplicemente non lo sai. Nel caso ti trovassi ancora in difficoltà puoi fare riferimento al sito Cercagalenico.it gestito dal Dr. Marco Ternelli, tra i farmacisti massimi esperti italiani in tema Cannabis e preparazioni galeniche.

Si potrebbe scrivere a lungo sulle metodologie pratiche di assunzione, vaporizzazione, fumo, ingestione, applicazione topica, integrazione dietetica ecc, ciò che invece ci teniamo a sottolineare è che il modo migliore per assumere questa pianta è che ci sia un serio motivo a muovervi. Inconsapevolezza, Apatico Relax, bisogno di accettazione, e sballo sono sicuramente i modi peggiori di assunzione. Assumete la pianta con rispetto e gli effetti che lei sortirà nella vostra vita saranno altrettanto rispettosi.

Indurre a credere che un processo sia pericoloso è il modo più logico per far si che coloro che stiamo inducendo evitino quel comportamento. Non è pericoloso fare un geraneo in terrazza oppure avere un piccolo orticello, anche intradomestico. La terra fa parte del nostro essere. Con applicazione e dedizione chiunque può prendersi cura di una pianta che cresce e fiorisce. Allo stesso tempo chiunque, con accortezza e consapevolezza può conservare un prodotto vegetale al sicuro dai processi di degenerazione e se questi occorrono chiunque può riconoscerli ed evitare di utilizzare quel prodotto così come non si beve il latte avariato. C’è solo un pericolo nel coltivare questa pianta. Commettere un reato. Si può accettare come dato di fatto o questionare se stessi per comprendere se questo reato sia davvero così pericoloso come ci hanno descritto negli ultimi 100 anni.

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