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Proibizionismo Passato e Presente

In questa sezione abbiamo cercato di rispondere, nella maniera più esaustiva possibile, alle domande di interesse generale. Quelle domande che ognuno si pone all’inizio dello studio di questa complessa materia: “il diritto all’accesso ad una pianta, quella di Cannabis Sativa L. nello specifico”.

Negli anni Trenta questa pianta “era diventata matura” per servire, come fonte abbondante di materie prime, in numerosi settori dell’industria. Potrebbe essersi sviluppata un’industria molto più sostenibile per l’ambiente, rispetto a quella che conosciamo. Si erano, però, già costituiti grossi interessi che si contrapponevano alla questa pianta di per sé molto economica ed ecologica. Con il petrolio si incominciavano a produrre materiali plastici e vernici, la carta di giornale della catena Hearst, inoltre, era fabbricata a partire dal legno degli alberi con un processo che richiedeva grandi quantità di solventi chimici, forniti dalla industria chimica Du Pont. Ampli discorsi potrebbero essere riservati ai capitolo di “controllo sociale”, “gestione della salute” e “gestione della scienza”. Ad ognuno la libertà di approfondire personalmente queste tematiche.

il Marijuana Tax Act (1937) fu l’eclatante passo iniziale, dopo altri tentativi iniziati già 30 anni prima in Egitto. Con quell’atto veniva mesa al bando, di fatto, la coltivazione della canapa tramite l’apposizione di una tassa che i contadini non avrebbero potuto sopportare, vedendosi così costretti a cambiare i loro raccolti in qualcosa di più economicamente conveniente. Da allora le influenze politico – giudiziarie hanno seguito la linea comune di prediligere carta e petrolio alla canapa non solo negli stati uniti ma influenzando le politiche di tutto il mondo. La pianta di Cannabis è stata demonizzata ed il suo versatilissimo utilizzo è caduto nel dimenticatoio.

Con il senno del poi, guardando al passato, si fa fatica a negare una scientifica architettura montata al fine di “cambiare un idea” nella popolazione generale. Si è creato un termine nuovo. Marijuana, così molto pochi avrebbero associato in prima istanza questo nuovo suono con ciò che conoscevano molto bene, quello di Cannabis. Su questo nome si è improntata una campagna di diffusione mediatica volta alla demonizzazione della sostanza grazie ad associazioni radicate nell’inconscio (si veda su tutte quella della “droga dei neri”) e laddove la menzogna non poteva arrivare si è arrivati col denaro. Convincendo i paesi di tutto il mondo che la tesi della Cannabis come pianta tossica dovesse essere fondata. Stiamo scoprendo nel tempo che, probabilmente, era tutta una grande illusione.

Al giorno d’oggi il governo Olandese ha offerto una ricompensa per chi riuscisse a dimostrare, con uno studio scientifico, la sicura dannosità della Cannabis, un premo di 200 mila euro. Gli studi che reclamano di aver ottenuto tale obiettivo sono infatti praticamente sempre metodologicamente imprecisi ed il premio ancora attende un vincitore. Sin dagli anni 30, infatti, si è puntato di più a instaurare e rafforzare un pregiudizio piuttosto che guardare i dati scientifici. Già nel 1944 il sindaco di New York aveva commissionato un rapporto (la Guardia Report) dove si contraddicevano fermamente le tesi di Aslinger. Lo paura dello stereotipo della droga ha avuto la meglio sulla maggior parte delle persone. Da allora si è sviluppato un filone di letteratura scientifica (il più ampio e citato perché coerente con il pensiero dell’establishment) in cui si cerca di dimostrare a tutti i costi che la pianta di Cannabis sia nociva per la salute. Con la statistica si può dimostrare ciò che si vuole, sapendolo a priori, come associazione vi invitiamo sempre a guardare la metodologia di ogni singolo studio scientifico.

La situazione della Cannabis è quasi uguale in tutto il mondo. Illegale. La sua detenzione, coltivazione o cessione sono puniti, ancora oggi, dalla stragrande maggioranza delle legislazioni mondiali. In Europa la situazione è più o meno omogeneamente “repressiva” tranne in Spagna, Lussemburgo, Portogallo, svizzera ed Inghilterra dove esiste il fenomeno di CSC e in Olanda dove da molti anni esistono i Coffee Shop. Le Americhe vivono una situazione più “morbida” di quella europea e, negli USA, li dove tutta la repressione è iniziata, negli ultimi anni si sta assistendo ad un veloce processo di regolamentazione del fenomeno così come è avvenuto in Canada ed in Uruguay. L’Asia è la situazione più paradossale in quanto riceve ancora oggi fondi dagli stati uniti per mantenere la pianta illegale ma è, allo stesso tempo, la dimora sempiterna di questa pianta che ancora cresce libera su tutta la catena Himalayana.

Nel 1999 la giunta dell’Andalusia, regione all’estremo sud della Spagna, voleva fare un po’ di chiarezza sulla questione Cannabis. Volevano scoprire se, senza infrangere la legge, era possibile per un medico prescrivere cannabis terapeutica. E se era possibile coltivarla e consumarla in maniera privata, anche per scopi ricreativi. Si mettono cosí al lavoro due avvocati dell’istituto Andaluso di Criminologia, e professori di diritto penale all’Universitá di Malaga: Juan Muñoz e Susana Soto. Il risultato del loro lavoro sará pubblicato nel 2001 con il titolo: “Uso terapeutico della Cannabis e creazione di locali per l’acquisizione ed il consumo: fattibilitá legale”. Passerá alla storia come “Rapporto Muñoz-Soto”. Si è utilizzato questo rapporto per creare delle associazioni di persone che liberamente coltivano e si riuniscono in un posto chiuso (che deve sottostare alle normative vigenti) per consumare insieme la loro “pianta”.

In Italia, dal 2007 è riconosciuto un possibile utilizzo terapeutico della pianta di Cannabis. Questo riconoscimento ha portato ad una situazione lievemente schizofrenica in quanto si è instaurato il concetto che esistano “due Cannabis” una che fa bene e si vende in farmacia ed una che può ucciderti e si vende per la strada. Anche se ora esiste quella “legale” per il Consiglio Superiore della Sanità ha sancito che vi è necessità di una particolare attenzione per questa “cannabis” al fine di evitare potenziali effetti nocivi perché differente quella “benefica” venduta in farmacia. La schizofrenia sta nella ferma convinzione che tutto ciò sia vero senza rendersi conto che la pianta è una sola e le differenze sono causate dai nostri processi selettivi.

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